E noi per chi insegniamo?

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In classe a volte viene la domanda: ma per chi sto insegnando?

A volte insegniamo per una entità superiore, quando seguiamo il “programma”. Allora facciamo le corse per finire gli argomenti, ci preoccupiamo se siamo indietro e competiamo con altri docenti che sono più avanti di noi domandandoci di nascosto: “Ma come fanno?”. A volte lo facciamo per i genitori. Allora ci pieghiamo lamentandoci un po’ a chi senza essere in classe pretende di sapere che le lezioni devono essere fatte in un certo modo, quale è la giusta serietà da tenere in aula e quali sono gli argomenti importanti da svolgere. A volte lo facciamo per noi. Allora parliamo solo dei ragazzi migliori e raccontiamo a tutti quanto siano bravi, gli facciamo studiare argomenti che interessano solo a noi e ci offendiamo se non vengono capiti, li coinvolgiamo in progetti “importanti” che gli apriranno la mente o gli facciamo provare immediatamente l’ultima trovata tecnologica o metodologica che abbiamo scoperto.

In tutti questi casi diamo un po’ per scontato di essere noi, o inconsciamente altri per noi, gli unici a sapere di cosa hanno bisogno i ragazzi. Il bello è che se da un lato siamo convinti di essere nel giusto, dall’altro siamo anche convinti che altri docenti, come noi a loro volta convinti, facciano fare cose veramente assurde. E se provassimo per un attimo a buttare tutte le nostre convinzioni e provassimo a fidarci dei feedback dei nostri studenti? Se i ragazzi in qualche modo sapessero indirizzarci meglio di noi, e del mondo esterno, su cosa è importante per loro? Cosa faremmo se decidessimo di insegnare veramente per loro?

Forse si potrebbero togliere gli argomenti che non piacciono a nessuno. Forse ci sarebbe più entusiasmo. Forse ci sarebbe tempo per parlare di argomenti nuovi che un insegnante non avrebbe mai pensato di includere. Forse non ci si fisserebbe sui primi della classe, che farebbero tutto anche da soli, e si potrebbe imparare qualcosa proprio dagli ultimi, capendone le ragioni.

Come potrebbe suonare il motto: “vi insegno quello che volete” (compatibilmente con la fattibilità)? Se funzionasse potrebbe portare un po’ di gioia e di distensione nella relazione quotidiana tra studenti e docenti?

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