Maturità

gioiaE’ uscito dalla porta. Ha finito. Lui. Per anni ha bestemmiato e criticato il nostro lavoro. Si è lamentato di ogni cosa fatta. Questa non era certo una materia che gli piaceva. Non c’era verso che l’apprezzasse. Avevo provato le cose più fantasiose, ma niente da fare. La Materia non gli interessava. E così spesso si veniva a creare un triste braccio di ferro tra me, che cercavo di fargli fare qualcosa, seppur il minimo, e lui, che proprio non ne voleva sapere. E il 6? Beh, quello alla fine se l’è guadagnato facendo il minimo indispensabile. Dove è la soddisfazione di chi ha deciso di fare come lavoro l’insegnante? E dove la soddisfazione di chi ha deciso che quella cosa non la vuole fare?

Comunque alla fine ce l’ha fatta e ha finito anche con la maturità. E come lui anche qualcun altro. “Cosa farete una volta usciti da qui?” è la domanda di rito del presidente. “Ho già trovato lavoro”, è la risposta. Mi bastava il diploma. Ovviamente il lavoro non ha nulla a che fare con la Materia”.

“Potevamo fermarlo?” Viene quasi da pensarlo con un ghigno. Ma sarebbe stato un ulteriore braccio di ferro in cui se anche avesse vinto il professore, cosa avrebbe vinto? Non è meglio alla fine che lui possa vivere la sua vita facendo del bene alla comunità facendo quello che è portato a fare piuttosto che fermarlo ancora solo perché qualcuno ha fatto la scelta sbagliata tanti anni prima? Dopo tutto ora è felice. Lo si vede nel suo sorriso, una volta tanto sereno, mentre esce dalla porta.

Provando ad osservare le cose da fuori, cercando di non finire nella trappola di identificare vittime e carnefici, ci si domanda se forse c’è un modo per arrivare alla fine senza tutto questo odio e rancore. Se la Materia proprio non gli va giù, cosa posso fare con lui nei lunghi anni in cui io e lui ci troviamo nella stessa classe? Cosa posso insegnargli? Cosa posso imparare da lui e da questa situazione?

Come vivere più serenamente tutto quel tempo, salutandosi ogni mattina con un sorriso, piuttosto che con un ghigno di rabbia al pensiero “Oggi ti frego io!”. La rabbia dopo tutto crea stress e non fa bene a nessuno. Forse invecchia, dicono.

Mentre scrivo queste parole e rifletto su questi interrogativi sono seduto in riva ad un fiume. Il fiume scorre sereno, con la più grande naturalezza. Lui ce la fa. Penso: “Sì. Ci deve essere un modo per vivere queste situazioni con il sorriso”.

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