Dialogo tra un professore e uno studente: uno sguardo sul futuro

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Prof: Ragazzi, oggi iniziamo ad introdurre la rivoluzione industriale..

Studente: Ma prof! E’ la quinta ora, siamo sfiniti dopo un’ intera mattinata di spiegazioni!

Prof: Ragazzi, io ho solo due ore con voi e una è la quinta; cosa dovrei fare? Non c’è scritto da nessuna parte che alla quinta ora non si può fare lezione!

Studente: E allora cerchi di rendere la lezione più interessante, più partecipata. Insomma, non per essere sgarbato, ma non può essere sempre la solita pappardella…

Prof: Cercare di rendere la lezione più interessante? Io faccio già di tutto per rendere interessanti le lezioni, e voi nemmeno mi ascoltate. Se foste più attenti, in dieci minuti potrei spiegare la lezione e poi potremmo parlare di altro.. Ma non mi fate nemmeno parlare!

Studente: Prof, facciamo sempre le solite cose: stiamo  seduti a prendere appunti per tutta l’ora, non è mica facile stare attenti. Vogliamo cambiare metodo!

Prof: Continuate a dire che volete cambiare le cose, ma -ditemi- nella pratica cosa vorreste cambiare? Secondo me sapete solo lamentarvi! Questo è il punto! Basta, ora iniziamo la lezione.

Studente: Non è vero che sappiamo solo lamentarci, se mi da cinque minuti glielo dimostro. E’ un problema che noi studenti percepiamo davvero, e non solo all’ultima ora.. E’ un problema che sentiamo per tutta la mattinata!

Prof: Va bene, ditemi allora. Vi ascolto. Le ho provate tutte per cercare di essere più coinvolgente e nemmeno per me è semplice spiegare ad una classe di studenti disattenti e svogliati.

Studente: Non è così difficile. Per cominciare, ad esempio, si potrebbe cambiare la disposizione dei banchi, mettendoli in cerchio o a “ferro di cavallo”. Non credo ci vogliano più di dieci minuti!

Prof: Mah… Siete in trenta e l’aula è troppo piccola. Al limite si potrebbero tenere i banchi tutti separati come nelle scuole americane. E poi, perché un semplice cambio di disposizione dovrebbe cambiare le cose?

Studente: Perché in questo modo non ci sarebbe una divisione netta tra lei e noi, tra insegnante e studenti: spesso la vediamo come una figura distante, come qualcuno che è lì per servirci  nozioni senza un minimo di interazione e partecipazione. Poi “guardandosi in faccia” si è più predisposti a prestare attenzione… Insomma, questo è il mio punto di vista.

Prof: Mmm… Sarà… Ma se ben ricordate questa formula è già stata provata e non ha dato molti risultati.

Studente: Ha ragione, ma infatti non è sufficiente. Abbiamo molte altre idee, questa è una delle tante. Ad esempio sarebbe bello utilizzare di più l’aula di informatica, oppure la lavagna multimediale.. So che in Svezia lo fanno!

Prof(sembra più disponibile): Eh magari! Non abbiamo i fondi della Svezia per queste cose. Sarebbe bello però…

Studente: Ci sono anche metodi molto più semplici per rendere la lezione più interattiva. Ad esempio voi professori potreste darci dei riferimenti a siti web in cui approfondire le lezioni; oppure potreste farci vedere dei video!

Prof (che nel frattempo nota la disponibilità dei suoi alunni): Si, in effetti potrei cercare dei video nel web e sostituire alcune parti di lezione con questi. Così facendo se qualcuno di voi è assente può recuperare la lezione dal computer di casa.

Studente (si accorge dell’apertura del prof e lo incalza con tutte le idee che gli vengono in mente):
Oppure la lezione potrebbe essere fatta attraverso un powerpoint al posto delle solite schede e  documenti cartacei.
Gli argomenti più semplici potrebbe farli spiegare a un alunno o a un gruppo di alunni al posto di spiegarli lei, e potrebbe considerare quell’esposizione come un’interrogazione! Questo sì che renderebbe la classe più partecipe, anche perché si tratterebbe comunque di parte del programma da svolgere e quindi tutti sarebbero obbligati a stare attenti!
E per la geografia.. Si immagina utilizzare Google Maps con la lavagna multimediale e navigare il mondo con la mano? Basta con le cartine e il solito vecchio mappamondo!
Oppure potremmo cercare dei documenti online sui quali organizzare una lezione.. Potremmo analizzare degli articoli di giornale..

Prof: Sì.. Interessante…

Studente (sempre più carico): Dai prof, si modernizzi! Dopotutto tentar non nuoce!
Ci sono poi moltissime altre cose che si potrebbero migliorare: i voti ad esempio! Studio, mi interrogano e mi danno un voto. Indipendentemente dal fatto che il voto sia sufficiente o no, spesso nemmeno capisco il perché della valutazione. Sono pochi gli insegnanti che motivano i loro voti; dovrebbero farlo tutti! Senza una minima spiegazione, il voto è pressoché inutile. Il giudizio dovrebbe servire a  migliorarmi, no?
Il prof di matematica, per esempio, dopo ogni interrogazione fa auto-valutare l’interrogato, poi chiede il parere della classe e infine dà la sua valutazione spiegandone anche il motivo. Almeno in questo modo si può avere un’idea più chiara di come è stata l’interrogazione. Io lo trovo utile!

Prof (comprende, ma “torna alla realtà”): Sai, capisco tutto quello che mi dici. Sono consigli di certo utili, da provare. Hai avuto davvero delle belle idee, ma torniamo alla realtà. Tutto ciò richiede un sacco di tempo! Noi docenti lavoriamo ben più del doppio delle nostre famose 18 ore alla settimana per preparare le lezioni. Poi ci sono le iniziative extra didattica, dobbiamo correggere i compiti, partecipare alle varie riunioni e consigli di classe. Cambiare richiederebbe uno sforzo immane e per di più dovremmo muoverci da soli. E’ dura… Inoltre, perché ci sia un cambiamento di qualche rilievo non basta che qualche insegnante cambi i suoi metodi, ma dovrebbero mobilitarsi tutti.

E non dimentichiamo che c’è un programma da svolgere, un certo numero di interrogazioni e di compiti da fare durante il quadrimestre. Non abbiamo proprio tempo per cambiare le cose. Anzi, siamo già parecchio in ritardo con il programma. Continuiamo la lezione.

Studente (non ce la fa più e…): Prof, la verità è che non è la lavagna multimediale, non è il video. Non è internet quello di cui abbiamo veramente bisogno. Non solo, perlomeno. Ho sentito molti docenti, scesi dal piedistallo della cattedra, raccontare le ingiustizie subite a scuola ai loro tempi. Parlavano delle umiliazioni inflitte dai docenti che non li ascoltavano e che interpretavano ogni loro parola come un’offesa. Sembra che chiunque con un po’ di potere pensi di avere la soluzione per gli altri dimenticando quanto male facesse non sentirsi ascoltato.

Il nostro malessere, le nostre ribellioni non sono un istinto da castigare ma l’espressione dello stesso malessere che avete vissuto anche voi professori quando eravate studenti come noi. Noi abbiamo bisogno di una guida. Di un maestro. L’unico modo in cui un maestro può comprendere un discepolo è che non dimentichi di quando a sua volta lo era stato.
Se il programma continuerà ad essere usato come una scusa e come un immenso macigno sopra le nostre teste, piuttosto che come una linea guida, la storia si ripeterà all’infinito.

Siamo tutti persone e vorremmo finalmente imparare a crescere insieme fidandoci l’un l’altro, piuttosto che continuare ad attaccarci difendendo ognuno la sua posizione.

Di Fabio Biscaro e Arianna Camellato

5 pensieri su “Dialogo tra un professore e uno studente: uno sguardo sul futuro

  1. Mi piace molto ma, ad essere sincera, sono un po’ delusa e disillusa per il comportamento dei miei studenti (insegno in una scuola paritaria ed ho cinque classi ) dal momento che, pur avendo usato tutte le tecniche qui suggerite ed altre ancora (canzoni attualissime, giochi, discussioni aperte su qualsiasi argomento) si sono sempre dimostrati restii a prendere parte alla lezione ed hanno perfino mostrato indifferenza alla proposta di creare un blog tutto nostro. Che dire dunque, c’è da riflettere su quanto sia difficile essere insegnanti oggi: gli alunni richiedono di essere più partecipi alla lezione ed è giusto che sia così ma il cambiamento non può e non deve dipendere solo dai singoli insegnanti, nè dai singoli studenti. La scuola è un sistema, cioè un insieme formato da varie componenti che dovrebbero collaborare tra loro per ottenere la massima resa con il minimo sforzo ed in un clima di serenità e supporto reciproco; essa, tuttavia, è un microcosmo che non può esulare dal macrocosmo che la ingloba e di cui è parte essenziale ed integrante: il cambiamento necessario dovrebbe essere, a mio parere, molto più profondo soprattutto in alcune realtà e richiederebbe di modificare la mentalità di chi crede che la scuola e la cultura oggi non servano a nulla perchè il denaro è l’unica cosa che conta, tanto tutto si può comprare figuriamoci un titolo di studi.Nonostante ciò, noi insegnanti dovremmo impegnarci sempre di più per sradicare dalle menti dei ragazzi queste idee frutto di una visione distorta e sbagliata della realtà. i ragazzi sono e restano il nostro futuro ed hanno bisogno più che mai di guide che li aiutino a discernere la giusta strada in un mondo che va al rovescio. L’insegnamento è una missione e come tale non ammette pause o vacanze. Ho lavorato anche di notte per i miei studenti e continuerò a farlo se mi sarà concesso: le delusioni hanno rafforzato il mio spirito e credo fermamente che l’atteggiamento di questi ragazzi dipenda dal senso di smarrimento e di disgusto nei confronti di una società in cui nulla sembra avere più senso nè valore. Desidero ardentemente mostrare loro che un senso c’è ancora e, anzi, noi stessi (insegnanti e studenti, uomini e donne, lavoratori e datori di lavoro ecc.) possiamo crearlo ed alimentarlo con i nostri sforzi.

    1. Ciao Antonella, il denaro non può essere rifiutato perché fa girare il mondo e credo che i ragazzi lo capiscano. “Sradicare” la mentalità del denaro può portare solo a fare rifiutare la scuola o a farla sembrare un mondo incantato e fanciullesco, lontano dal mondo reale. Non si può negare che scoprire una miniera di diamanti e diventare ricchissimi porta a potere fare qualunque cosa nella vita e, perché no, ad essere potenzialmente più felici di un povero. Come non si può negare che fare un video visualizzato da un milione di persone nel mondo dia soddisfazione. Quindi se c’è un cambiamento da fare, a mio parare, è analizzare la società per quello che è, senza pensare che una cosa sia meglio di un’altra ma che funziona quando tutte le sue componenti lavorano insieme. C’è bisogno di chi produce denaro, altrimenti non ci sono soldi per la democrazia, che costa moltissimo. Non si può lasciare tutto in mano a chi ha i soldi perché creano disuguaglianze e odio nelle persone. Non tutti possono scoprire una miniera di diamanti… ma è importante che qualcuno lo faccia.
      Ti consiglio un bellissimo libro che parla di motivazione personale e penso sia un ottimo spunto per capire i ragazzi e noi stessi: http://amzn.to/YXvmDB

    2. Cara Antonella, dalla sua si capiscono alcune cose:
      1) la difficoltà di essere educatori (non solo oggi che tocca a noi), è uno stato comune a tutti coloro i quali si impegnano veramente nell’esperienza formativa dei giovani a loro affidati “pro tempore”, anche a noi genitori capita d’avere molti dubbi, non sempre ben condivisi da chi si fa carico dei nostri figli per qualche ora al giorno per qualche anno della loro (dei figli) e nostra vita.
      2) Dice bene a riguardo della scuola “sistema”, spesso capita che proprio all’interno di questa (potenziale sistema), si trovino arroccamenti di ruolo e impermeabilità verso altri contributi. Vero è che non tutti i genitori seguono i figli con assiduità e partecipazione, ma questa non è una giustificazione alla diffidenza verso questa componente. Generalizzare non fa bene e non è giustificato per nessuno, ma spesso all’interno del “sistema” si sente dire che “i genitori non s’interessano dei loro figli e che considerano la scuola un baby parking”, potrà essere vero per alcuni, ma non per tutti.
      3) Mi permetto poi, di contestare la sua affermazione: “… impegnarci sempre di più per sradicare dalle menti dei ragazzi queste idee…”, noi adulti, con diversi ruoli e responsabilità formative, non dobbiamo sradicare, né inculcare (come ho sentito da alcuni), nessuna idea dalle menti dei giovani, ma proporre loro valori etici e sociali condivisi e/o condivisibili, starà a loro poi il farli propri e tenerli sulla loro mappa di vita come bussola di riferimento. Se quello che la scuola propone, non è condiviso dalla famiglia e dalla società, l’attività del docente verso il discente è un processo e come tale partecipato da vari attori, non può essere né un monologo, né un dialogo, ma un’esperienza partecipata, non facile, ma non impossibile.
      4) Infine, la missione formativa e il percorso civico-educativo, come avrà inteso dalle mie osservazioni squisitamente personali e non condivisibili, non è prerogativa di una classe di professionisti (forse lo era nel ‘800), ormai e purtroppo per la complessità delle situazioni, investe tante presenze e ruoli sociali, è per questo che agli insegnanti, ad ogni livello, non si può attribuire delega, responsabilità e competenza esclusiva, sul percorso formativo dei giovani.
      Mi scuso per il mio intervento prolisso, le auguro ogni bene per la sua esperienza umana e professionale.
      Cordialmente. Carlo Boscardin

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